Gli Scali, la Partecipazione: e noi?

Come penso tutti sappiano, a Milano è all’ordine del giorno il tema su come utilizzare l’immenso patrimonio degli scali ferroviari dismessi. Si tratta di quasi 1.300.000 metri quadri, posizionati strategicamente intorno alla città.
Qui un po’ di storia

Milano ha già vissuto due volte, nel suo recente passato, un tema analogo: a suo tempo (1931) la realizzazione della Stazione Centrale spostò di 700 metri il fronte della stazione (venne realizzata piazza della Repubblica con gli assi viari di Viale Tunisia e Vittor Pisani) e negli anni sessanta la realizzazione di Porta Garibaldi, con l’arretramento delle ex “Varesine”, liberò lo spazio dove originariamente fu previsto un “Centro Direzionale”, progetto fortunatamente rimasto bloccato per decine di anni a causa di eccessivi appetiti immobiliari contrapposti e che solo ora sta arrivando a compimento sotto il nome di Porta Nuova.
Ovviamente in ambedue i casi le scelte passarono molto al di sopra delle teste dei cittadini. Per altro per le Varesine ci fu un uso temporaneo dello spazio: per anni ci fu un grande Luna Park permanente di grande successo!

Mai però nella storia recente di Milano furono rese disponibili contemporaneamente aree tanto grandi e disposte così strategicamente. E nelle attuali Amministrazioni di sinistra c’è la consapevolezza politica  che è giusto e necessario far partecipare i cittadini a scelte così importanti.

Queste aree sono nella disponibilità delle Ferrovie dello Stato (in realtà della sua consociata FS Sistemi Urbani srl) ma il Comune detiene il potere di chi dà le necessarie autorizzazioni. Il loro utilizzo passa quindi (oltre all’accordo con Regione Lombardia) attraverso una contrattazione del Comune con FS Sistemi Urbani, che ovviamente ha un’ottica anche di realizzazione economica del proprio patrimonio.

La storia di questa contrattazione inizia già nel 2005, con i primi dialoghi Comune-FFSS; l’impulso definitivo arriva nel 2012 quando l’Amministrazione Pisapia approvò il PGT e confermò l’uso dell’Accordo di Programma per avere un progetto urbanistico coordinato delle aree ferroviarie dismesse.

Probabilmente tutti ricordano come l’Accordo di Programma, promosso e conquistato (33% di superficie edificabile in meno rispetto alle ipotesi Moratti!) dall’allora Assessora Ada Lucia De Cesaris e firmato nel novembre 2015 da Comune Regione e Ferrovie, non venne poi ratificato nel dicembre dal Consiglio Comunale a causa delle prime convulsioni e posizionamenti preelettorali.
Ma forse non tutti sanno che De Cesaris, mentre lottava per il verde, per gli indici e la tipologia di edificabilità, aveva contemporaneamente promosso un processo partecipativo (con la regia affidata al DAStU del Politecnico) per coinvolgere gli “stakeholder” locali (attraverso associazioni, comitati, cittadini attivi) nella definizione delle linee guida per i progetti puntuali di ciascuna area dismessa, dando così un’impronta nuova al processo di progettazione di questa grande trasformazione.Qui potete trovare i risultati di questo lavoro, che mantiene la propria validità e potrà positivamente essere utilizzato nella fase dei progetti dei singoli scali.

Il 18 novembre 2016 il Consiglio Comunale ha approvato la delibera di indirizzo che stabilisce “i paletti” politico-programmatici per il nuovo accordo di programma. L’accento viene messo sul potenziamento del verde e dei servizi pubblici, sulla realizzazione di edifici rispondenti alle reali esigenze della città e ai principi ecologici di sostenibilità, sul potenziamento dei trasporti su ferro e sulla logistica sostenibile delle merci. Ma un buon terzo della delibera è dedicato al processo deliberativo e progettuale, con un forte accento sul tema della trasparenza, della partecipazione e della coerenza complessiva!

Sul solco di De Cesaris e nello spirito di questa delibera, superando forse un limite del lavoro del DAStU, l’assessore Maran ha impostato un processo partecipativo a più tappe, con l’ottica di coinvolgere tutta la città a definire una visione strategica unitaria, esplicita e concordata della Milano che vogliamo tra venti-trent’anni, come presupposto per poi decidere l’utilizzo degli scali.
E’ possibile trovare i dettagli qui

Il primo passo si è svolto dal 15 al 17 dicembre scorso allo Scalo Farini: uno “workshop aperto alla città” promosso da FS Sistemi Urbani con Comune di Milano e Regione Lombardia. In estrema sintesi sono stati tre giorni di lavoro aperto, organizzato su cinque tavoli: La Città del Verde, La Città del Vivere, La Città delle Connessioni, La Città delle Culture, La Città delle Risorse.  A dimostrazione di quanto sia sentito il tema e a dimostrazione della ricchezza e vivacità della cittadinanza attiva in Milano (due presupposti essenziali per una effettiva Partecipazione), i tavoli hanno visto la presenza di moltissimi stakeholder (Associazioni, Comitati, Esperti, cittadini attivi: complessivamente i partecipanti sono stati più di un migliaio) che hanno dato vita a una discussione vivace e prodotto per ogni area di approfondimento degli obiettivi misurabili oltre a degli spunti applicativi sui singoli scali. Cinque grandi studi di Architettura (due Italiani e tre esteri) hanno ora il compito, entro il prossimo marzo, di proporre ciascuno una propria visione strategica, elaborata sulla base dei lavori dello workshop (cui peraltro hanno partecipato attivamente), ovviamente filtrati dalla sensibilità progettuale e dall’esperienza di ciascuno.
Queste visioni saranno quindi proposte alla città per giungere ad una decisione il più possibile condivisa sui contenuti concreti dell’Accordo di Programma e poi passare ai progetti dei singoli scali.

I temi sollevati sono tanti, complessi e complicati e investono tutta la città. Senza entrare nel merito dei temi e dei risultati che questo workshop ha permesso di portare alla consapevolezza di molti, ricordo qui solo gli argomenti che mi hanno coinvolto di più:

  • Necessità di una vista di insieme: porsi la domanda che Milano vogliamo più o meno tra venti-trenta anni? che evoluzione vogliamo imprimere alla nostra città nel contesto europeo e mondiale? C’è la necessità di un’ottica metropolitana, non nel senso amministrativo della Città Metropolitana che sta nascendo con i suoi 4 milioni di abitanti, ma nel senso dell’Area Urbana che gravita su Milano, che quotidianamente influenza la città e ne viene influenzata. Parliamo quindi di un territorio di 7 milioni di abitanti che va da Novara a Bergamo e dal Po alla linea pedemontana Varese-Como- Lecco. Questa Area Urbana è una delle poche in Europa, e unica in Italia, che può reggere la sfida della globalizzazione con cui, volenti o nolenti, dovremo convivere (e sopravvivere!).
  • L’opportunità storica di sfruttare questa occasione per progettare un rinascimento urbano: il verde come infrastruttura base della città, con corridoi ecologici verdi e blu (rivalutando Milano come città agricola e d’acqua: parchi, reticoli verdi, reticolo idrico) e servizi sociali e culturali per avere una città più bella e più a misura d’uomo. In ultima analisi progettare nuovi paesaggi urbani per rendere Milano piacevole da vivere!
  • La necessità di dare risposte abitative alle esigenze sociali effettive presenti in città. Ma anche infrastrutture abitative e di servizi fisici e virtuali funzionali allo sviluppo di una città che vuole non solo mantenere e sviluppare i propri punti di eccellenza, ma sempre più innescare nuovi percorsi di sviluppo, diventando polo di attrazione per studenti, ricercatori e giovani che trovano a Milano terreno fertile (o per lo meno il più fertile in Italia) per cercare di concretizzare le proprie idee e le proprie capacità (mentre scrivo leggo che Milano cresce demograficamente perché è tornata ad essere attrattiva per i giovani!)
  • Quasi tutti gli scali ferroviari resteranno in funzione come stazioni di linee regionali e continueranno ad essere i terminali del flusso di ingresso/uscita alla/dalla città. Se useremo queste aree per garantire i servizi e le infrastrutture fisiche e virtuali che lo rendano possibile e comodo c’è l’opportunità di dare, una volta per tutte, “una spallata” per spostare dalla gomma al ferro il traffico di ingresso/uscita.

Con simili temi la partecipazione diventa particolarmente complessa e deve essere calibrata nei modi e nei tempi, con scale dimensionali e strumenti operativi diversi. Ma nello stesso tempo i tempi della politica e della contrattazione con FS S.U. sono particolarmente stretti rispetto ai tempi e modi di un processo partecipato.

I Comitati X Milano sono stati protagonisti dei sia pur pochi processi partecipativi sperimentati a Milano: il cavalcavia Bussa, i Magazzini Raccordati, il Parco Segantini per citare solo i più noti. Per non parlare della partecipazione alla messa a punto delle nuove procedure partecipative dell’Assessorato Urbanistica.
Possiamo quindi, legittimamente, non solo rivendicare il nostro ruolo nel promuovere il tema della Partecipazione, ma ambire ad avere un ruolo in questa nuova fase, ruolo corrispondente alla nostra natura di “organismo di base”.

Le cinque visioni strategiche frutto dello workshop saranno di fatto cinque linee guida per aprire in città una discussione “macro”, ma la dimensione e la complessità dei temi e la necessità di strumenti tecnici renderanno difficile al singolo cittadino, sia pure attivo, poter interloquire con l’Amministrazione, collegare le proprie esigenze, aspettative ed aspirazioni a scelte progettuali restando nel contempo necessariamente legato alla concretezza di una proposta operativa.

Mettere i cittadini in condizione di partecipare anche già in questa prima fase può essere quindi l’obiettivo che i Comitati X Milano possono darsi nell’immediato: dobbiamo imporre che già questa fase assuma le forme e i metodi di un effettivo Dibattito Pubblico come chiesto dalla delibera del 18 novembre.

Dobbiamo contribuire a che la cittadinanza sia consapevole delle poste in gioco e del processo di partecipazione già innescato e venga informata del suo percorso operativo. Dobbiamo entrare nel merito di come verrà strutturato il processo di presentazione e interlocuzione delle cinque visioni strategiche e di come saranno rese pubbliche le informazioni e i criteri di valutazione. Nei limiti del possibile dobbiamo trovare il modo che anche i non esperti e i non addetti ai lavori vengano coinvolti e dare loro gli strumenti di “lettura e decifrazione” delle proposte per rendere effettivo e concreto il processo di dialogo, interlocuzione e ascolto.

Livio Grillo Comitati X Milano Municipio 1

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